Songye Beneki. Nkisi di comunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

"Nkisi" di comunità. Cultura Songye Beneki.
Legno, corno, tessuto, cordame, metallo, mancanze alla base, patina crostosa. Raccolto da Boris Kegel-Konietzko e Lore Kegel nel maggio 1959 nel distretto di Kabinda. Dimensioni: h.cm.60.
Provenienza:
collezione Kegel-Konietzko, Amburgo (D), nr.217/116, M86 - H80 91.
galleria Dartevelle, Bruxelles (B).
Expertise:
Pierre Dartevelle, Bruxelles (B), 2001.
Expo:
"Kunst und Antiquitaeten Messe", Hannover, 1980.
"Deutsche Kunst und Antiquitaeten Messe", Monaco, 1986.
"Kunst und Antiquitaeten Messe", Hannover, 1991.

Documentazione:

Lettere/fax Boris Kegel-Konietzko, 2006.


Catalogazione AA 35/2001.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Estratto da: "Songye masks and figure sculpture". 1986.
Dunja Hersak.


Tipi di "mankishi".
I grandi esemplari di statuaria magica precedentemente trattati possono raggiungere un'altezza di quasi un metro, mentre invece i piccoli esemplari possono essere alti solo pochi centimetri. I due tipi di "mankishi" hanno molte caratteristiche morfologiche comuni, ma nelle figure più piccole sono spesso quantitativamente ridotti i paraphernalia esterni o ne sono del tutto privi. Questa distinzione, insieme con il fattore delle dimensioni, fornisce l'indicazione visiva più evidente delle differenze di utilizzo nel rituale tra i due tipi di "mankishi". Sebbene tali criteri sembrino largamente generalizzati è altrettanto vero che le figure più grandi servano al bisogno della comunità, usualmente al villaggio, mentre le piccole siano destinate al bisogno individuale, dell'uomo, della donna o dell'intero nucleo familiare.
Nelle discussioni sorte sulle figure magiche di comunità, molti informatori hanno risposto alla questione riferendosi agli specifici "mankishi" conosciuti durante la loro vita. Quando è stato chiesto loro in generale della funzione di questo tipo di statuaria, quasi sempre un elenco cronologico dei loro nomi propri e rispettivi impieghi è stato determinato. Un simile tipo di risposta è stato registrato da Merriam nel villaggio Bala di Lupupa Ngye. Durante la mia indagine certi "mankishi" quali "kabambi", "yankima" e "yantambwe" sono stati citati in tutta la regione da Kabinda al Songye orientale, e di solito in quel particolare ordine. Moltissimi altri sono stati nominati separatamente da questi, ma non in qualsiasi modello apparente di corrispondenza.
Il punto più importante emergente da queste indagini è che l'utilizzo delle specifiche figure comunitarie segna uno storico processo temporale per i Songye. Eventi della vita della comunità sono legati, ad esempio, al "periodo di Yantambwe o Yankima". I "mankishi" sono identificati in base a particolari imprese e risultati. Alcuni di loro, come i tre sopra citati, hanno ricevuto ampi consensi ben al di là del villaggio, quindi il loro potere era ricercato anche altrove, ma non necessariamente per le medesime funzioni di protezione.
La maggior parte dei "minkishi" di comunità servono un numero limitato di bisogni sociali, come la procreazione, la protezione contro la malattia, la magia, la stregoneria, la guerra, e la conservazione dei diritti territoriali; alcuni portano lo stesso nome ma non rappresentano un unico e similare utilizzo. Anche se informatori hanno affermato che "yantambwe", per esempio, esisteva sia tra i Kalebwe e i Songye orientali, le due figure potevano aver differito funzionalmente e anche morfologicamente. La correlazione tra i due oggetti non è fatta semplicemente sulla base dei segni visivi. Ciò significa quindi che il fattore di identificazione del "nkishi" chiamato "yantambwe" spetta essenzialmente alla sua potenza o efficacia intrinseca. Questo, naturalmente, è il suo "bishimba" e altri attributi magici.
In generale i "mankishi" di comunità si distinguono da altri oggetti magici, perché sono strumenti di spiriti di un ordine superiore, spiriti associati con gli antenati con i quali il gruppo sociale si identifica. In altre parole, gli spiriti ancestrali vengono richiamati dai viventi attraverso l'essere materiale del "nkishi". Questo non vuol dire che essi risiedano nella figura, ma si crede invece che comunichino e proiettino il loro potere attraverso il mezzo. Essi sono gli spiriti che si dice risiedere in alto nella gerarchia spirituale, nel dominio di "Efile Mukulu", la cui presenza tra i viventi viene riconosciuta attraverso aspetti dell'ambiente quali gli alberi.
Dal momento che l'applicazione dei "minkishi" comprendano bisogni collettivi, visivamente le figure ritraggono attributi generalizzati degli antenati i cui ruoli sociali erano di vitale importanza per la comunità in generale. Aspetti della condizione sociale di capo della comunità sono particolarmente evidenti così come lo sono gli elementi associati rappresentanti, per esempio, il guerriero o il cacciatore. Invariabilmente una figura maschile è raffigurata. Quindi a tutti i "mankishi" di comunità vengono assegnati nomi propri di primi capi o di animali che simboleggiano l'autorità.
Questi particolari "mankishi" sono agenti vitali nelle pratiche magico-religiose della comunità, ma il loro utilizzo è di breve durata, essendo dipendente in parte all'adempimento del loro compito e in parte alla crescita della stima degli altri "nganga". In questo senso la loro durata corrisponde alle mutevoli fasi e generazioni della vita umana. Quindi nonostante il "nkishi" si relazioni agli antenati esso è soggetto alla mortalità fisica, come tutti i tipi di oggetti magici, e la sua esistenza rimane conservata nella memoria collettiva della comunità.
I "mankishi" personali, poiché servono alle diverse esigenze degli individui o dei nuclei familiari e sono accessibili da chiunque, formano una sorta di tradizione anonima songye in confronto alle figure di comunità. Per prima cosa i "mankishi" personali sono troppo numerosi per essere contati o nominati e, inoltre, la loro applicazione diversificata non influenza la conservazione e la continuità in un gruppo socio-politico nel suo complesso. Ciò che è significativo di queste figure è che le loro molteplici funzioni sono individuali e quindi specifiche espressioni di malesseri e tensioni in una comunità. Per esempio, accanto ad un "nkishi" di villaggio che può essere stato fatto per la fertilità, una donna può ottenere la sua statuetta magica specificatamente per evitare ulteriori aborti, o un uomo può affidare a una statuetta magica il suo nucleo familiare di mogli per liberare loro della malattia che sta causando la loro sterilità.
Alcuni dei "mankishi" personali visti in uso o sui quali si è semplicemente discusso, si diceva che fossero stati fatti soprattutto come protezione contro la magia o la stregoneria. Dal momento che la sofferenza e la sfortuna sono spesso attribuiti all'azione presunta di spiriti maligni e officianti malevoli, ed essendo questo concretamente riferito a una molto ampia area di intervento, il problema diviene di competenza della funzione delle figure di comunità. Tuttavia, questi tipi di "mankishi" personali esprimono un rapporto molto specifico e un grado di interazione tra l'utente della figura e l'officiante della magia malevola. Generalmente l'utente ha ricevuto segnali di allarme da una strega o stregone, o ha avuto un conflitto con qualcuno che crede sia in possesso di poteri mistici che possono essere attivati dalla vendetta. Il "nkishi" è quindi procurato a fronte di un pericolo imminente, piuttosto che come risultato di una maledizione esistente o precedente. Per esempio, uno che subisce ripetute minacce notturne diagnosticate come forza resistente alle azioni delle streghe, una vittima sottoposta al "kumwesha masende" (società segreta), o uno che è fortunato ad essere avvisato che sarà il sacrificio scelto per l'iniziazione "masende", potrebbero chiedere la salvezza attraverso la magia "nkishi".
Sembra però che l'essenza magica di questa speciale categoria di "mankishi" si differenzia nel trattamento di stregoneria e magia. Vale a dire che i Songye li classificano separatamente in relazione alla formula creativa esercitata da diversi tipi di specialisti. Tradizionalmente il "nganga" affronta la maggior parte dei casi di magia malefica, mentre negli ultimi decenni un culto anti-stregoneria di specialisti, conosciuto come "toni-toni", ha acquisito una vasta stima sociale specialmente nell'ambito "masende". Questo movimento, riportato per la prima volta da R.E.Toussaint nel 1953, originario del Kabongo tra i Luba, concorda nella sostanza con quanto asserito dai miei informatori songye. I "toni-toni" sono in effetti "basha masende" di rango più alto che presumibilmente dirigono la loro conoscenza mistica verso azioni sociali benevoli.
I "mankishi" sono potenziati da questi specialisti in possesso di un particolare tipo di "bishimba" conosciuto come "mwasambale". Questa distinzione nella terminologia sostiene la convinzione che il "bishimba" sia una buona medicina, nonostante la sua azione potenzialmente malevola o aggressiva, mentre il "mwasambale" sia diverso perché è sempre "la medicina malefica degli stregoni", a prescindere dal suo possibile effetto sociale benefico. Essenzialmente i due tipi di sostanza magica rappresentano l'uno e la stessa cosa.
I poteri dello spirito, interagendo con i "mankishi" personali, sono più vagamente definiti rispetto a quelli di comunità. Gli spiriti di protezione familiari invocati non sono generalmente identificabili in modo esplicito. Gli spiriti si presume siano benevoli tranne che per i "mankishi" anti-stregoneria che si ritiene evochino l'azione delle forze maligne. Questa distinzione ha senso in considerazione del fatto che entrambi gli spiriti (benevoli e malevoli) sono definiti "minkishi" erranti, associati al regno transitorio e legati alla terra di "Kafile-file" (il figlio malvagio dell'essere supremo). Inoltre, la relativa azione negativa/positiva di questi "mankishi" incarna la dualità di questo regno spirituale.
La diversità di espressione plastica e di qualità artigianale sono più pronunciate nei "mankishi" personali rispetto a quelli di comunità. Sebbene siano le figure maschili normalmente ritratte, le sculture femminili e le coppie (maschili e femminili) sono occasionalmente riscontrabili. Le sostanze magiche dei "mankishi" personali sono localizzate in una o due cavità della figura, solitamente sulla testa e talvolta nell'addome. Una manipolazione insolita del "bishimba" è visibile nel caso della figure "a testa piatta". In questo caso il "bishimba" è posto sulla sommità della testa e bruciato prima dell'effetto prescritto o richiesto, nella convinzione che il fumo così emesso crei un sigillo magico protettivo attorno all'utente.
Alcuni "mankishi" personali, come i protettori della famiglia, passano di generazione in generazione, ma un gran numero sono trattati come oggetti deperibili. Alcuni servono al loro scopo per un periodo di tempo desiderato, per esempio fino a che una donna ha concepito, o un bambino è stato mantenuto in buona salute sino alla fine del suo periodo di allattamento al seno. Successivamente il "bishimba" sembra perdere la sua efficacia in quanto il contesto per cui è stata formulata la sostanza magica non esiste più. L'oggetto può essere scartato, anche se raramente dettagli precisi in merito sono stati rivelati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Estratto da: "Songye masks and figure sculpture". 1986.
Dunja Hersak.


La creazione dei "mankishi".
Quando viene chiesto chi è il facitore di un particolare "nkishi", i Songye, come i Kongo, invariabilmente rispondono lo specialista che dota la figura con le sostanze magiche: il "nganga". Esistono specifici appellativi, come "nganga nkishi", "nganga bishimba" e "nsendwe nkishi", ma, in pratica, questi sono utilizzati arbitrariamente. Quest'ultimo riferimento al fabbro ("nsendwe") è di particolare significato in quanto sancisce il concetto della associazione tra il professionale e l'ancestrale: quella del "nganga" e del fabbro, entrambi in possesso di poteri mistici innati.
Spesso il "nganga" è anche un intagliatore di "mankishi", ma dal momento che questa occupazione è considerata come separata e profana, l'intaglio è considerato secondario rispetto alle sue pratiche mistiche. Il "nganga" è quasi sempre chiamato soprattutto per la sua competenza magica e solo se le sue doti di intagliatore di legno siano comprovate ad esso sarebbe anche richiesto di scolpire la figura. E' improbabile che i servizi di un "nganga" siano ricercati solo per la pratica scultorea e che un altro "nganga" doti la figura successivamente del "bishimba".
Non vi è dubbio che l'abilità di un intagliatore comune, designato con il nome "sea" o "seshi", sia apprezzata e valutata sulla base dei criteri estetici e della qualità artigianale; essendo apprezzato nella realizzazione di oggetti magici e profani, egli può produrre indiscriminatamente diversi manufatti. Ciotole, mortai, mestoli, strumenti musicali o "mankishi" possono essere commissionati a un medesimo artigiano.
(...)
Generalmente è il "nganga" che fornisce all'intagliatore le specifiche delle dimensioni morfologiche e la selezione delle specie legnose. Questi dettami sono più rigorosamente rispettati nella realizzazione di "mankishi" di comunità piuttosto che in quelli di uso personale. Con quest'ultimi, il singolo utente è più incline a contattare gli specialisti di sua scelta separatamente, in modo che possa attraverso le sue azioni come intermediario, suggerire innovazioni nel processo di produzione. L'utente può infatti farsi intagliare la propria figura, come riportato da Merriam. Questa pratica, comune tra le altre culture dell'Africa centrale, come la Teke, probabilmente è rappresentata, in molti esempi di figure scolpite personali, da una inferiore qualità artigianale.
La partecipazione degli utenti è particolarmente degna di nota riguardo ai "mankishi" contenenti "bwanga" anti-stregoneria creati dal "toni-toni". Sebbene sia stato approvato il ruolo sociale del "toni-toni", la sua identità è mantenuta a un certo livello di segretezza dal momento che le sue tecniche di funzionamento e anche le sue alleanze sono attribuite a pratiche "masende". Come una figura anonima, nessuna cooperazione diretta o palese può esistere tra lui e gli altri specialisti e artigiani conosciuti pubblicamente. Inoltre il "toni-toni", a differenza del "nganga", si occupa esclusivamente di ingredienti magici. E' improbabile che venga coinvolto nell'intaglio del legno o nella consacrazione della figura con sostanze magiche. Il "toni-toni" fornisce al suo cliente il "mwasambale" e solo più tardi ha poi la facoltà di partecipare alla composizione del "nkishi". Uno dei più interessanti esempi di questo processo di interazione è dimostrato da un oggetto trovato a Ehata fra i Bena Muo, ove invece che in una statuetta adibita a ricettacolo, il "mwasambale" è collocato in un vecchio barattolo di cibarie e la statuetta è sovrapposta alla sostanza magica. L'oggetto non ha alcuna importanza estetica, ma la sua forma è una concettuale inversione del meccanismo "nkishi".