Yaka. Ndedi.
Statuetta gemellare "ndedi". Cultura Yaka.
Legno, tessuto, specchio, patina d'uso. Presenza di fori dovuti all'uso rituale all'altezza del collo di entrambi. Dimensioni: h.cm.10,5.
Provenienza:
galleria Pierre Dartevelle, Bruxelles, 2003 (B).
Expertise:
Pierre Dartevelle, Bruxelles, 2003 (B).
Commento etnico-stilistico:
Arthur P.Bourgeois, (USA), 2016.
Catalogazione AA 47/2003.
Commento di Arthur Bourgeois (mail 2016).
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Le figure gemelle sono "ndedi" utilizzati come pendenti per i bambini piccoli e le loro madri. Ci sono alcuni esempi pubblicati, ad esempio nel mio "Art of Yaka and Suku" del 1984.
Per specifico uso rituale vedere anche: Yaka. Mbwoolo. "La scultura Mbwoolo degli Yaka". 1979. Arthur P. Bourgeois.
Estratto da: "Magies". Figure di potere nell'Africa centrale. 1996.
Arthur P.Bourgeois.
In Africa centrale, in particolare presso gli Yaka, Suku ed i loro vicini del sud-ovest dello Zaire (ora R.D.Congo), le statuette dotate di potere hanno una gamma di forme impressionante. Nude, con ginocchia flesse, esse hanno gesti enigmatici, portanti le mani alla bocca o toccantesi il petto. Alcune sono ancora rivestite con rafia e coperte da piccoli pacchetti che nascondono la silhouette. Non tutte erano vestite in quel modo in origine, ma ognuna era ornata con qualche ricettacolo, pezzi di bambù cavo, corno animale o sacchetto contenente ingredienti ritenuti recare alla scultura una maggiore potenza. Questi oggetti si collocano all'incrocio di diverse tradizioni, plastiche, visive, orali e funzionali, richiamando una serie di osservazioni. Per cogliere il codice plastico sottostante gli atteggiamenti, i gesti e le acconciature dei personaggi raffigurati, e prima di proporre ulteriori analisi, è utile esporre alcune considerazioni di carattere generale. La funzione di queste statuette, guardiane della salute, della autorità e delle relazioni umane, s'inserisce in un contesto sociale di estrema complessità, di cui non tutti gli aspetti sono ancora noti.
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La statuaria Yaka rileva un sistema di pratiche rituali centrate sui malefici (malattie) ereditari e i loro rimedi. I malefici non sono casuali, ma sono suddivisi in venti categorie specifiche. Si suppone che si infiltrino nella linea consanguinea del colpevole e dei suoi discendenti e causare gravi danni sino a che non vengano ufficialmente neutralizzati da rituali appropriati. Il sistema prevede metodi di divinazione chiamati "ngoombu weefwa", in grado di rivelare l'origine di tutte le calamità e malattie.
Questa procedura fa parte della vita di tutti i giorni. O il divinatore (o divinatrice) riceve le persone del villaggio che sono venute a consultazione, o si muove su richiesta. Egli ha il viso dipinto a strisce bianche e rosse. Il cliente, di solito accompagnato dai parenti, si siede di fronte a lui. Il divinatore inizia cantando un elenco delle influenze nefaste che possono essersi manifestate. I presenti ripetono in coro la fine di ciascuna formula pronunciata dal divinatore. Poi il cliente s'applica del caolino sulla parte interna del braccio, prende un'offerta, un pezzo di moneta o un rotolo di stoffa, la strofina sulla fronte e la passa al divinatore. Egli la deposita tra gli accessori dispiegati intorno a lui. Poi inizia a pronunciare l'oracolo. Senza alcun aiuto da parte del cliente o dei testimoni, dimostra le sue abilità divinatorie rivelando i dati del problema, i luoghi in cui il problema è avvenuto, i nomi delle persone coinvolte e il loro rapporto di parentela.
Il cliente, soddisfatto dalla presentazione della situazione, effettua un primo pagamento e fornisce, se necessario, alcuni dettagli minori. Quindi si sospende la seduta per attendere il "sogno" del divinatore inerente a questo caso. Il motivo di preoccupazione potrebbe risiedere in una morte improvvisa, una malattia grave, nelle malformazioni congenite o accidentali, o ancora nei fallimenti continui in qualsiasi campo di sorta. L'invidia, la gelosia, il maleficio e la stregoneria sono designate come cause immediate. Spesso è un parente stretto, non la vittima stessa, che presenta la disgrazia al divinatore. Vari membri di lignaggio matrilineare e patrilineare della vittima assistono alla riunione per ascoltare l'oracolo.
Il giorno successivo, il divinatore continua il suo oracolo. Esso prevede due tipi di informazioni sul maleficio (malattia) responsabile del problema. La prima riguarda l`influenza proveniente da un lontano passato, a seguito di qualche mancanza fatta da un antenato della vittima. La seconda riguarda la comunità locale e l'influenza analoga che nel recente ha raggiunto la vittima attraverso la magia, la cattiva condotta, l'abbandono, i conflitti familiari. Gli atti di questa o quella persona sono denunciati, questo o quel clan viene additato. Nella peggiore delle ipotesi se un'accusa di stregoneria è portata contro qualcuno costantemente, gli anziani, assistiti dagli zii materni, possono forzare la persona a subire la prova del veleno. Se vomita il veleno è segno della sua innocenza. In caso contrario, la morte segue rapidamente confermando la sua colpa. L'esclusione dalla comunità oggi sostituisce l'uso del veleno, vietato a partire dall'inizio del secolo; ma il vecchio metodo è ancora molto vivo nell'immaginazione popolare.
Una volta che il maleficio (malattia) è identificato, il "nganga ngoombu" suggerisce un modo per affrontare il problema principale. In generale, la soluzione sta negli scambi di regali tra i differenti gruppi familiari affetti, e indirizzare il suo cliente ad uno specialista nganga iniziato al rito particolare in questione, che si occuperà direttamente della vittima. Inviterà anche il lignaggio interessato a partecipare ai rituali per celebrare la fine del trattamento contro il maleficio e quindi eseguire i rituali necessari per tenere a distanza l'influenza nefasta. Nell'ambito delle pratiche rituali applicate dal divinatore, i soggetti che hanno ricevuto un trattamento possono a loro volta diventare medici della "malattia" in questione. La maggior parte di queste pratiche si caratterizza nella fase iniziale con un comportamento di possessione o di trance, un periodo di isolamento in una capanna rituale, e la preparazione di diverse ricette di "farmaci".
I divinatori possono far intervenire le statuette di legno nella diagnosi nel trattamento della "malattia". Tra le pratiche più diffuse, ce ne sono sette nelle quali la trasmissione avviene all'interno del lignaggio matrilineare:
a. "Ngoombu wa weefwa" recupera la percezione extrasensoriale e la preparazione al ruolo di divinatore.
b. "Kita" si collega alle turbe della fertilità femminile e le anomalie quali quella della nascita dei gemelli, di bambini albini, nani o deformi.
c. "Mbwoolo" e il suo complementare "tchio" si occupano delle deficienze muscolari, febbri, perdita di liquidi organici causati dalla malaria, dissenteria, tosse violenta, e si appellano a tutta una gamma di statuette.
d. "Maawa", associato agli spiriti dell'acqua, cura la dilatazione dello stomaco o dell'intestino.
e. "Ndzaambí" è correlato alla perdita di vitalità.
f. "N-kanda" è correlato alle malattie della pelle, foruncoli e ascessi.
g. "Yímbala" con tutti i tipi di malanni generali.
Altre sette pratiche si trasmettono attraverso il lignaggio patrilineare o agnatico:
a. "Lukhaanga", associato all'autorità politica può nel contempo provocare e curare le malattie mentali, le infezioni polmonari e le tumefazioni dovuti all'anemia.
b. "Mbaambí o n-luwa" cura l'emicrania, l'epilessia, le febbri maligne, i disturbi respiratori e le ferite da arma da fuoco.
c. "Khosi" è collegato alle morti causate da emorragie, da folgorazione da fulmine, da ferite da arma da fuoco, da morsi di serpente e da annegamento.
d. "Leembi" cura le crisi di epilessia e i disturbi mentali.
e. "Ndzuundu", associato ai fabbri, cura certi tipi di anemia e di tumefazioni.
f. "Nlaangu" agisce sull'impotenza, sulle ernie, sulla ipertrofia dei testicoli e l`elefantiasi.
g. "Khíimbí", "Mataamba", "Ngola" sono correlati con il dimagrimento o gli edema della carne, fornendo soprattutto modi di difesa e rituali d'attacco.
Due di queste istituzioni che si basano su malefici(malattie) e loro rimedi.
"Khosi" e "mbaambi", utilizzano comunemente statue relativamente grandi (da 40 a circa 75 cm) e presso gli Yaka del Nord, le sculture "khosi" sono accoppiate ad un sacchetto pieno di ingredienti benefici o vanno in coppia, sia sotto forma di due sculture a tuttotondo premute l'una con l'altra dorsalmente, sia sotto forma di una doppia statuetta avente due facce, quattro braccia e quattro gambe.
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Le statuette "mbaambi" a volte hanno una acconciatura in pelle animale, un ciuffo di piume e una profusione di corna trasformati in contenitori.
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Le statuette presentano una certa diversità di acconciatura, dallo zucchetto in raffia chiamato "mpu", "mpwa", alla "bweni" che è molto più lavorata. Tutte simboleggiano l'autorità dei capi terrieri, o i proprietari originari del suolo. Ciascuna di esse è associata al nome di un lontano antenato. Le "bweni", caricate di un potere benefico a valenza collettiva devono essere indossate giorno e notte dai capi. La loro complessa realizzazione prevede fibre intrecciate, attorcigliate, avvolte in boccoli, ritorte, con codini e annodate. Per ogni lignaggio, le forme tradizionali rimangono immutabili, anche se alcune variazioni incidono sull'aspetto delle statuette. La modalità dell'acconciatura chiamata "muhanda" presso gli Yaka consiste, dopo aver separato i capelli da due scriminature, nello spalmare di olio i capelli, intrecciarli, fissandoli poi con "armature" leggere arrangiandoli in tre parti appuntite. E' anche, presumibilmente, un simbolo di autorità che evoca, non il gli attuali detentori del potere, ma i dignitari appartenenti ad una precedente organizzazione politica.
Il gesto delle mani portate alla bocca o al mento significa presso gli Yaka e popolazioni vicine, la riflessione, la tristezza e il dolore. Probabilmente le mani giunte sulla parte superiore del torace sono destinate ad esprimere l'atteggiamento di una persona che ammette la sua colpa o che giura di mantenere un segreto.
I personaggi sono sempre rappresentati in piedi, gambe leggermente piegate, come se fossero pronti a intervenire, eppure hanno gli occhi bassi e socchiusi segno di profonda meditazione. In generale, si può presumere vi sia una corrispondenza tra le immagini scolpite e il contesto delle pratiche di maleficio-beneficio, o più precisamente che queste figure materializzano il ruolo di intercessione interpretato dagli anziani nell'affrontare le avversità, la malattia e la morte, oggi come nei tempi passati.
Gli scultori si limitano a riprodurre le convenzioni plastiche non conoscendo bene il significato dei gesti e fisionomie e ancor meno i tipi di acconciature dei capi del passato. Semplicemente propongono un repertorio di forme tradizionali. Allo stesso modo, gli specialisti dei rituali correlati con le varie pratiche di maleficio-beneficio considerano le rappresentazioni come immagini generiche, efficaci in una varietà di situazioni, che servono come ricettacoli di varie misture atte a fornire un supporto concreto e personalizzato nel quadro di rituali mirati a reprimere, neutralizzare e allontanare le influenze malefiche. La figura scolpita ha una vocazione specifica ben precisa che non è né decorativa né illustrativa.
Il "ngaanga" è uno specialista che rappresenta gli anziani, vale a dire coloro che esercitano il potere vitale nell'interesse di tutti. Le figure di potere gli servono come intermediari per ristabilire il contatto tra la vita e i valori degli antenati. Le offerte "di sangue" si inseriscono in una negoziazione con le forze del male, per cui il ciclo di aggressione trova il suo completamento rituale. Il cliente e gli anziani si ritrovano parallelamente identificati nella statuetta considerata come uno scudo contro le altre disgrazie, e questo rafforza il credito che il ngaanga gode presso il cliente. Così investito di un nuovo potere, quest'ultimo, o il suo gruppo sociale, può guarire e rinnovare la propria energia vitale.